Omar Calabrese, 1992

"Da molto tempo conosco il Suo lavoro d’artista e lo stimo: mi ha fatto piacere avere la conferma di quel che penso, è guidato (o almeno comporta ) da una lucida veduta critica. […] Hegel aveva capito l’incompatibilità dell’arte con la borghesia egemone.
La pittura che Lei fa (per fortuna) cerca ancora il valore, crede nella comunicazione intersoggettiva. La difficile compatibilità con la tecnologia industriale era dialettica, l’incompatibilità con il sistema della informazione di massa è totale, brutale, letale. […] Col post- moderno è morta ed è andata all’inferno."
(Giulio Carlo Argan, 1992)

"[…] Pinto è alla ricerca di un sapere ancora da costruire, o perlomeno da elaborare pienamente. Le fonti di questo sapere non (o poco) manifesto sono di tre tipi: l’antropologia del mondo antico o del mondo primitivo, che nei rituali e nei miti rivela idee che i contemporanei hanno perduto; l’esoterismo, o la cultura sapienziale, che rivela universi di conoscenza nascosti; la psicanalisi, che ritrova nel profondo della coscienza idee represse e celate alla superficie. […] Tenta di fare i conti con le idee, la cultura, i procedimenti, l’ispirazione di altri artisti - ritenuti da tutti fondamentali nell’arte contemporanea - per trarne indicazioni e confronti buoni per la propria esperienza artistica […].
Si troveranno, negli scritti raccolti, valutazioni assai originali e talora controcorrente su molti 'mostri sacri' dell’arte moderna. […] A me pare di straordinario interesse poter vedere in presa diretta, dalle dichiarazioni dell’artista, il percorso che lo conduce al formarsi della 'sua' esperienza poetica. […] Pinto non cela mai di essersi mosso da una condizione di analfabetismo, ovvero dall’azzeramento delle nozioni che possedeva in precedenza. Si possono leggere (ed io l’ho fatto decisamente con ammirazione) le belle pagine della vita che Pinto ha scelto di fare in un certo periodo della sua esistenza, in modo da rendere coerenti pensieri ed azioni quotidiane e sensazioni comuni. In conclusione posso dire che per me il rapporto con la scrittura di Pinto è stata un’esperienza di arricchimento. Conflittuale in certi momenti, compartecipe in altri.
Mai banale. Come certamente non è banale qualunque tentativo di fare ingresso, mentalmente e istintivamente, in un’esperienza artistica di cui si sia percepito, fin dalla superficie, il valore profondo."

 

Omar Calabrese, in Per uscire dalla Valle. Critica di me stesso, a cura di Omar Calabrese, La Casa Usher, Ponte alle Grazie Editori, Firenze, 1992