Piero Coda, 2005

"[...] Nelle tradizioni sapienziali, è vero, c’è la luce del riconoscimento: ci sono le due luci. Ma non è ancora presente fino in fondo la reciprocità e quindi anche la dimensione del corpo. La corporeità di chi percepisce, e anche quella delle cose percepite, alla fine non riescono ad avere consistenza. In te si annuncia una reciprocità dispiegata. In cui prende forma la realtà, che è corpo, e attraverso la quale la luce va e viene. [...]
Agostino nel De Trinitate, vuole vedere Dio nello specchio della realtà [...] ma la luce si fa allora abbagliante. E Agostino non riesce a vedere dentro di essa. Perché? Perché manca la dimensione del corpo. Ma quando lo si abbandona la luce non ha dove riflettersi, non va e viene più: abbaglia. Tu fai un’operazione che è impregnata di Cristo, che è il Verbo, la luce che si fa carne: con Lui, tu lasci passare la luce attraverso la carne.[…] E’ l’aurora del nuovo che sta accadendo. Sono convinto che se guardiamo il mondo con l‘occhio giusto, là dove sembrano prevalenti le spinte regressive che vanno verso l’implosione, in realtà assistiamo invece ad un parto.
Una forma d’arte come la tua è luce dell’alba che comincia ad albeggiare, [...] si esprime in te l’umano che è gia divino. [...]”

 

Piero Coda, Le due luci. Dialogo tra Bruno Pinto e Piero Coda, in Di fronte e attraverso. Antologica di Bruno Pinto, a cura di Pietro Bellasi e Giampiero Giacomini, con contributi di Bruno Corà, Remo Bodei, Claudio Cerritelli, Guido Magnaguagno, Norbert Nobis, Dieter Ronte, Mazzotta, Milano 2005  cit., p. 285.