Silvia Evangelisti, 1990

"[…] Nella sua pittura volutamente non progettuale, nello spazio instabile e saturo dei suoi quadri dove le forme vivono in continua incertezza, in precario equilibrio, è la costante e inallentabile tensione dell’artista alla ricerca di esperire la realtà, comprenderne le ragioni interne ed originarie per poterla conoscere, e non solo rappresentarla o interpretarla.
Impegno antico ed enorme che ha coinvolto l’uomo prima ancora che l’artista ed assunto, da Pinto, in termini totali e totalizzanti.
In questo senso io credo, va letta la sua travagliata vicenda privata, il suo abbandono improvviso nei primi anni ’60, della pittura e di ogni rapporto fino ad allora vissuto, per smarrirsi in una campagna isolata ed emarginata dal tempo contemporaneo; per conoscersi nella propria fondamentale natura.
Dopo una cosi forte esperienza, nessun ritorno è possibile, per lui, che non sia rifondamento del proprio porsi nel mondo, anche nei confronti della sua stessa pittura. […]
Nelle opere che Pinto dipinge, dopo questo travagliato inizio, l’azione dell’artista è rivolta a sperimentare un possibile nuovo linguaggio pittorico, a tentare di 'inventare' una rappresentazione di una esperienza, tale che la sua realizzazione espressiva coincida immediatamente con la percezione di quanto egli cerca di rappresentare. Problema centrale diviene dunque quello di liberarsi dall’equivoco epidemico dei fenomeni, dalle facili confusioni dei termini cardine del suo rapporto con il mondo (vitale/vitalistico, fantasia/fantasticheria, impressione superficiale/percezione) per poter giungere alla verità (all’essenza) della natura, alla sua cifra segreta, dove batte il cuore profondo della realtà.
Punto di partenza sono, per il pittore, gli elementi attraverso i quali esperisce la realtà esterna: lo spazio, l’oggetto, la luce. […]
E’d’altra parte significativo come questa dialettica/contrapposizione di idee, sia mirabilmente espresso da Pinto in un articolo pubblicato nel 1979 sulla più prestigiosa rivista di pedagogia italiana dal titolo L’arte come scoperta del bambino a se stesso; ancora una volta in grande sintonia con il pensare e il fare artistico del suo tempo cerca le origini, la primarietà, l’essenza iniziale del manifestarsi della pittura, e scrive: 'Una fittissima rete di immagini prodotte dalla volontà umana investe continuamente il nostro occhio, che le sceglie, separa, associa, sovrappone, e sintetizza automaticamente; altrettanto automaticamente impulsi, sentimenti, pensieri, ed azioni, vengono da queste immagini suscitate. Ma cosa il nostro occhio vede coscientemente? Quanto valutiamo ciò che viene proposto per mezzo del vedere? […]; il nostro occhio è affatto libero, bensì condizionato dalla cultura.' (in 'I problemi della Pedagogia'- n.1 gennaio 1979 ). Ancora una contraddizione, dunque, un tributo alla cultura di appartenenza che solo apparentemente sembra mettere in discussione la fiducia del dono dell’artista; una apparente contraddizione che è la testimonianza del vivere coscientemente il conflitto mentale e culturale che Pinto testimonia, ancora una volta, […].
Una radicale revisione degli schemi conoscitivi che, secondo l’esempio di Pinto, può certamente essere fatta, forse non solo ma certamente con l’esercizio dell’arte, come scelta non solamente 'di mestiere' o poetico-estetico, ma come scelta di vita, profondamente ed umilmente morale ed esistenziale al contempo."

 

Silvia Evangelisti, in Cat. Bruno Pinto. Luoghi Controversi del cuore, a cura di Silvia Evangelisti, con scritti di Bruno Bandini ,Andrea Emiliani, Silvia Evangelisti, Flaminio Gualdoni, Luciano Nanni, Bruno Pinto. Pinacoteca Comunale, Ravena - Palazzo Ducale, Urbino - Galleria Civica, Modena 1990, cit., p. 49

Silvia Evangelisti, in Cat.  Pinto. a cura di Silvia Evangelisti, con il contributo di Andrea Emiliani, Silvia Evangelisti, Flaminio Gualdoni, Luciano Nanni, Bruno Pinto. Nuova Alfa Editoriale, Bologna, dicembre 1991, cit., p. 49