L'inizio come origine

Bruno Pinto nasce a Roma il 20 agosto 1935 da famiglia di ceto medio. È il primogenito di altri due fratelli.

Il padre, ragioniere, partecipa alla Resistenza; arrestato, viene torturato e, dopo la Liberazione, a seguito di lotte sindacali, deve sopportare lunghi periodi di disoccupazione. La madre, di abitudini cattoliche, si occupa dell’economia domestica e non approva l’attiva partecipazione alla vita politica del marito con conseguenti aspre tensioni familiari.

Bruno supera gli esami di stato, la famiglia si trasferisce da Roma al Lido di Roma, Ostia, dove frequenta la prima media. Da questo momento la scuola diviene per lui sempre più una oppressiva pratica quotidiana: quanto più si sforza di compiere progressi nello studio, tanto più questo gli rimane ostico e inassimilabile; così, anche se gli viene riconosciuta una intelligenza vivace, viene bocciato.

Ripetente, viene ammesso a Novara in uno dei Convitti Scuola Rinascita, un’istituzione per i figli dei partecipanti alla Resistenza (ex partigiani, reduci) diretta da Pietro Ingrao. Ma nello studio scolastico è ancora un fallimento.

Un anomalo apprendimento

Nel 1948, per istintiva insofferenza verso ogni forma di vita eccessivamente istituzionalizzata, abbandona gli studi scolastici regolari, comincia a copiare scene da fumetti e vignette umoristiche e ad eseguire caricature, cercando di imitare Sciltian. Il padre decide di coltivare la sua vena artistica.

Il maestro Francesco Cretara, già direttore della Scuola Rinascita di Roma, dove si insegnavano tecniche pubblicitarie, lo prende nel suo studio; qui Pinto apprende a disegnare copiando i classici, fa le sue prime prove di pittura ad olio, pratica l’incisione all’acquaforte e la grafica pubblicitaria. Malgrado il talento naturale, Bruno non riesce a fare apprezzabili progressi e lascia lo studio di Cretara.

Fortemente impressionato da un libro di disegni e dalle lettere di Van Gogh, comincia a disegnare con la penna e il carboncino sia di fantasia che dal vero. Mostra i propri disegni a Cretara, il quale ne rimane sorpreso e lo sollecita vivamente a continuare.
Alcune sue acqueforti vengono esposte alla Quadriennale di Roma del 1955 e acquisite dalla Calcografia Nazionale. Si appassiona alla pittura di Giotto, Michelangelo, Rembrandt, Goya, Courbet e Daumier. Comincia ad interessarsi alla storia dei movimenti e ai protagonisti dell’Arte Moderna e intuitivamente prende coscienza delle intime e istintive ragioni che provocavano la sua naturale insofferenza nei confronti degli studi istituzionali: comprende che sono proprio le pratiche imposte da un apprendimento rigidamente programmato e automatico a paralizzare le vitali facoltà creative.

Il padre lo porta da Renato Guttuso, il quale apprezza il suo talento e lo sollecita a dedicarsi interamente all’arte, lo invita a frequentare il suo studio e, data la condizione di penuria economica della famiglia, gli promette di assumerlo anche come aiutante; ma, dopo alcuni incontri, Pinto decide di interrompere la frequentazione e di lavorare nello studio dell’incisore, scultore e medaglista Celestino Giampaoli.

Incontra il pittore Natili e viene ammesso ai corsi serali della scuola libera del nudo dell’Accademia di Francia a Villa Medici.
Inizia a lavorare come artista pubblicitario presso l’American Advertising Agency.
Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, diretta da Palma Bucarelli, segue le lezioni domenicali sull’Arte Moderna, dove ha modo di vedere le grandi retrospettive dedicate a Picasso, Mondrian e Pollock: grazie a quest’ultima, riceve la forte, sebbene confusa, impressione che con Pollock si sia giunti alle estreme conseguenze delle drammatiche, anche tragiche, esperienze dell’Arte Moderna.
E' allora che Pinto comincia a reagire negativamente a tutti quei condizionamenti sociali che lo legavano a un modo di vivere dal quale sentiva sempre più di doversi distaccare. Insieme all’amico Angelo Milani, si propone di lasciare la famiglia e l’Italia.

L’incontro con Manfredi Lanza

L’incontro con Manfredi Lanza, suo coetaneo, di educazione francese e nipote di Lanza del Vasto, suscita in lui una diversa tensione culturale, consentendogli una più chiara percezione della natura delle sue inquietudini; Manfredi sollecita Bruno a partire ed è disposto ad aiutarlo, è una partenza necessaria per liberarsi dal clima provinciale della cultura italiana.

Si costituisce un gruppo di amici, aspiranti pittori che lavorano nello studio di Manfredi a Villa Strolfen: si ritrovano per lavorare in pittura, leggere i poeti francesi, i manifesti delle avanguardie storiche, scritti futuristi, surrealisti e dadaisti; coltivano l’interesse per i "primitivi”.

Pinto rimane fortemente impressionato da quell’aspetto dell’Arte Moderna che rimarrà per sempre al centro dei suoi interessi e della sua ricerca, ovvero che l’opera dei più autentici sperimentatori dell’Arte Moderna era animata dal desiderio di trovare attraverso l'arte la via che conducesse a una primordiale, originaria, condizione esistenziale, sperando di raggiungere una integrità ontologica, una immediata identificazione di arte - vita - verità, pur “fallendo” nel loro intento.

Per Pinto le contemporanee neo - avanguardie si consumavano in vani e conformistici esperimenti estetizzanti, invece di sforzarsi di risalire a monte delle forti istanze poetiche che hanno animato le grandi personalità delle avanguardie storiche.

Cosa fare dunque dopo l’Informale, che ha segnato il limite estremo oltre il quale non è possibile andare nella ricerca senza una sostanziale rinuncia a certi comportamenti mentali ed emozionali? Per Pinto è necessario rinunciare alla stessa idea di arte di avanguardia e dare una “altra” forma al desiderio di conoscenza della Verità della Vita.

I viaggi

Con la mente animata da interrogativi tanto confusi quanto violenti e appassionanti, parte per l’Inghilterra.
Nel 1959 soggiorna per nove mesi a Londra, chiamato dall’amico pittore Francesco Galante, assistente di un’affermata scultrice amica dei Lanza, Fiore De Henriquez.La notte lavora in un bar/ristornate, mentre durante il giorno visita e rivisita musei e gallerie d’arte, e scopre la metropoli.
Vive in ambienti sociali diversi, rendendosi conto che la miseria interiore abita tanto nella casa del ricco banchiere quanto in quella del comune operaio portuale, e non è influenzata automaticamente da condizioni ambientali esterne: è umanamente alienato sia l’uomo di strada sia il ricco capitalista. Per lui, istintivamente, il problema si pone in termini antropologici e ontologici, ancor prima che sociali e politici.
A Londra incontra Henry Moore, Augustus Johne e rivede anche Manfredi Lanza, riprende insieme a lui la riflessione intorno ai problemi della pittura e dei rapporti tra essa e il destino l’esistenza umana.

Soggiorna per tre mesi a Parigi  dove incontra Gino Severini che, ammalato, lo incoraggia a lavorare e gli promette, appena fosse guarito, di aiutarlo a rimanere a Parigi, introducendolo nell’ambiente artistico. La malattia di Severini si prolunga e Pinto, non trovando lavoro, ritorna a Roma. Qui Rivede Manfredi e incontra Lanza del Vasto, sia lui che Manfredi sono ospiti per alcuni mesi presso la Comunità Ecumenica de l’Arche, nel sud della Francia.

Il ritorno in Italia e l’esperienza della Valle: il buco percettivo

Rientrato in Itala non sa ancora cosa fare.
Insofferente, fin dall’infanzia, a ogni forma di esistenza programmata, Pinto inizia ad immaginare con Manfredi di abbandonare la pittura e la città, convinti della natura irreversibilmente alienante dell'economia capitalista.
Credendo non sia possibile trovare una pratica pittorica che permetta di riflettere sull’attualità del vissuto per avere una autentica conoscenza del vero senso di quanto si sperimenta nell’attualità dell’esistenza quotidiana, Pinto avverte la necessità di partire da un "altra" economia della Vita.

Agli inizi degli anni Sessanta lascia Roma con un piccolo gruppo di amici che condivide la sua stessa urgenza (Manfredi Lanza, Madeleine, Sandro Baldini con la moglie Eva e due figli piccoli, suo fratello Enrico), per andare a vivere in alcune case coloniche abbandonate e sperdute nei monti tra Arezzo ed Anghiari. Il gruppo, strada facendo, si divide: Bruno, Sandro ed Eva occupano il podere abbandonato de “La Valle", Manfredi va a vivere da solo in un vecchio mulino inutilizzato ed Enrico in una sperduta casa colonica (cfr. Bruno Pinto, Per uscire dalla valle. Critica di me stesso, a cura di Omar Calabrese, La casa Usher, Firenze 1992).

A “La Valle” emergono in lui violenti impulsi, sentimenti, immaginazioni e pensieri che le sue abitudini mentali e psicologiche non riescono a contenere consapevolmente; tutti i tentativi per cercare di assumerli e comunicarli compiutamente non fanno altro che aggravare e generare più confusione, oltre che gravi e pericolose tensioni psichiche; a tal proposito Pinto scrive: “Era come trovarsi su una imbarcazione in alto mare, avendo perso l’orientamento. Tuttavia, in mezzo allo smarrimento, nel profondo, avvertivo che qualcosa di reale e positivo stava accadendo, anche se non potevo comprenderlo, così cercavo di evitare soluzioni facili che sentivo dettate dalla paura e dal terrore anziché che da vere necessità”.

In quella situazione Pinto fa nuovi incontri: scopre autori e letture che lo aiutano nell‘autocomprensione quali Pasternak, Simone Weil,  Kierkegaard, i Padri della Chiesa, Eliot, Maritain, Marcuse, la psicanalisi del profondo, le dottrine Zen, l’esoterismo, l’ermetismo, Steiner, Guéno, San Giovanni della Croce, Malraux, Agostino, Sedelmaier, Merleau - Ponty, Wilhem Reich, Anna Arendt.

L’esperimento de “La Valle” dura circa tre anni, durante i quali ogni giornata deve essere riorganizzata ab ovo, a partire da una totale penuria economica e culturale; Pinto vive in un radicale isolamento esistenziale che funge per la sua mente da rasoio impietoso e benefico liberandola da ogni forma di psicologismo e narcisistica inutilità: esperimento esistenziale al “limite”, che si rivelerà fondante per il successivo sviluppo delle intuizioni pittoriche, filosofiche, antropologiche e ontologiche di Pinto.

Legge i libri di Elémire Zolla, che conoscerà personalmente incontrandolo più volte nel corso dei brevi viaggi a Roma. Inizia una relazione con Laura Lanza, sorella di Manfredi, e avverte l’esigenza di trovare una pratica di lavoro quotidiano che gli permetta di osservare ed assumere consapevolmente il "senso delle violente pericolose, abissali 'cose' interiori ed esteriori" sperimentate a "La Valle". Percepisce che il tempo de “La Valle" è finito.

Giuseppe Dossetti e Monteveglio

Dopo varie ricerche incontra Giuseppe Dossetti che visita “La Valle” e gli offre l’occasione di trasferirsi nel Borgo dell’Abbazia di Monteveglio, vicino a Bologna.

Trascorrono molti mesi (quasi un anno) nella ricerca di altre soluzioni, alcune indicate da Elémire Zolla, che vagheggia la possibilità di partecipare all’avventura del gruppo, ma, non appena impara che il gruppo accetta l’offerta di Dossetti, esprime decisamente il suo parere negativo. Pur condividendo le ragioni di Zolla (in parte espresse anche da Padre Giovanni Vannucci, traduttore della Filocalia, antologia di testi ascetici dei monaci dei primi secoli dell’era Cristiana, testo che Bruno porterà sempre con sé), l’urgenza di Pinto è quella di comprendere il vero significato della "inimmaginabile complessità e violenta conflittualità delle realtà sperimentate a La Valle” così nel 1964 si trasferisce insieme agli altri del gruppo a Monteveglio (eccetto Manfredi). 

Con Dossetti instaura un rapporto franco e intenso, pur nelle notevoli divergenze di pensiero; molti sono i dubbi che turbano il suo spirito prima di decidersi ad accettare la sua proposta.

Sposa Laura Lanza e, nel corso di sette anni, nascono quattro figli: Gabriele, Giovanni, Raffaele e Bianca Maria.

A quel tempo, in occasione del Concilio Vaticano II, Monteveglio è luogo di incontri fra personalità nazionali e internazionali, di varia estrazione culturale, appartenenti al mondo politico, laico e religioso che offrono a Pinto l’opportunità di significativi, decisivi confronti e verifiche a conferma della singolare e intrinseca forza creatrice presente nelle intuizioni che sostengono la sua ricerca (cfr: Bruno Pinto, Per uscire dalla valle. Critica di me stesso, a cura di Omar Calabrese, La casa Usher, Firenze 1992).



 

Il ritorno alla pittura

A Monteveglio, mentre i suoi compagni di viaggio si reintegrano in una economia precostituita e garantita, Pinto rimane ai margini del sistema.

Rivede i lavori degli anni Cinquanta, che percepisce in modo diverso e acquistano per lui altri e più complessi significati; per divenirne pienamente consapevole e senza alcun progetto estetico, sostenuto da Laura,  riprende a dipingere.
Percepisce il senso di una nuova consapevolezza del destino della sua vocazione pittorica.

Nel 1966, criticamente cosciente delle “ragioni” che hanno provocato il fallimento delle sperimentazioni artistiche praticate dalle avanguardie storiche, e del tutto indifferente alle artificiose ideologie del clima artistico di quegli anni, sollecitato da una forte tensione mentale ed emozionale, comincia a lavorare sopraffatto da problemi, stimoli, presentimenti e presagi; esperimenta la violenta ambivalenza tra angoscia e speranza.

Così scrive: “Lavoravo molto e con fatica. Potevo portare a conclusione il lavoro indifferentemente ora in un senso ora in un altro, ma percepivo che lo sforzo reale consisteva nel cercare di evitare di concluderlo in immagini che non sentivo corrispondenti alle più vere, seppure oscure, necessità di autentico ‘trascendimento’ del caos esistenziale che quotidianamente sperimentavo nella vita pubblica e privata.
Quando ebbi un certo numero di lavori, sentii la necessità di mostrarli, la domenica cominciammo con l’aprire la porta di casa a chiunque volesse entrare. Questo fu anche il modo per iniziare a venderli”.

I critici militanti: C.L. Ragghianti e i primi Collezionisti

Pinto comincia a mostrare il suo lavoro ai critici militanti a lui coetanei, scrive: “percepii un’incolmabile estraneità tra il mio approccio nei confronti delle problematiche vissute dalle esperienze dell’avanguardia storica (Mondrian, Kandinsky, Picasso, Breton, Duchamp) e il loro. Tuttavia era indispensabile esporre il lavoro per verificarne il fondamento. Mi capitò fra le mani il libro Mondrian e l’arte del Ventesimo secolo di C. L. Ragghianti. Nel ‘70 andai a Firenze a mostrargli il lavoro”.
Da quel momento la sua vocazione pittorica trova la propria oggettivazione nel sostegno di estimatori e collezionisti; Carlo Ludovico Ragghianti gli cura nel dicembre del 1971 la prima mostra personale di rilievo a “La Strozzina” di Palazzo Strozzi, Firenze, riproposta nel 1972 al Centro di Attività Visive di Palazzo dei Diamanti, a Ferrara (diretto da Franco Farina), poi alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia (voluta da Giuseppe Mazzariol), oltre che, sempre nel 1972, al Centro di iniziative Culturali a Pordenone, coordinato dall’ architetto Glauco Glesleri (crf. mostre personali).
Con la Galleria “Idea” di Luigi Bellini a Firenze ha il suo primo contratto.

L’incontro con Lorenzo Sassoli de Bianchi e L’amicizia con Vuskovic Rojo

L’incontro con il giovane Lorenzo Sassoli de Bianchi, nella metà degli anni Settanta, inaugura un lungo, operoso e proficuo sodalizio. Sassoli s’interessa alla vicenda umana e artistica di Pinto; ha così inizio una intensa frequentazione, animata da reciproca stima e solidarietà. 

Molti incontri e frequentazioni lo accompagnano nella sua instancabile ricerca di un’autentica identità antropologica; tra questi Julius Evola, Ezra Pound, Giulio Carlo Argan, Lucio Pozzi, Luciano Nanni, Patrizia Vicinelli, Massimo Cacciari, Omar Calabrese, Michele Ranchetti, Giancarlo Gaeta, Marck di Suvero.

Decisiva è anche l’amicizia, nonché la lunga frequentazione, con Sergio Vuskovic Rojo (filosofo ed ex Sindaco di Valparaiso, in Cile) la cui descrizione dei luoghi “mentali” da lui esperimentati durante la tortura nelle prigioni di Pinochet è illuminante: corrobora la ricerca pittorica di Pinto.L’esperienza vissuta da Vuskovic Rojo durante la tortura gli consente di assumere con maggiore consapevolezza e determinazione il senso della sua ricerca estetica-antropologica; significativa è l‘analisi fenomenologica che Sergio fa del lavoro pittorico di Bruno: “ ... il tuo lavoro si concretizza in percezioni qualitative che nel momento limite della tua fatica rappresentano la soglia ultima della esperienza vitale, e questo comunemente si chiama stato di grazia.”(cfr. “Parol. Quaderni d’arte e di epistemologia”, n.3. marzo 1987 In figura di demone).

L’esperienza di Vuskovic Rojo descrive una situazione esistenziale al “limite”, simile a quella realizzata dalle più forti sperimentazioni della Poesia Moderna.

New York

Tra il 1980 e il 1982 soggiorna per lunghi periodi a New York ospite nello studio dello scultore Mark di Suvero conosciuto a Venezia nel 1972. 
A New York Pinto nel 1981 espone il suo lavoro alla Sutton Gallery.
L’incontro con Dore Ashton, che stava lavorando al libro "La leggenda dell’arte moderna", gli consente di comprendere l’assoluta trascendente unicità dell’opera di Cézanne, che da quel momento diverrà il fulcro intorno al quale si articoleranno tutte le riflessioni sul destino dell’arte della pittura da Giotto a oggi; una pratica della pittura vissuta come strumento di conoscenza delle realtà che si esperimentano nel mondo esterno ed interno all’Io, e del senso delle relazioni esistenti tra l’uno e l’altro. 

A New York incontra anche Lucio Pozzi con il quale instaura un intenso dialogo sulla condizione artistica contemporanea; Pozzi pubblicherà poi i contenuti dei loro incontri in un numero monografico della sua rivista New Observations. Art and Culture.

La collaborazione con L. Sassoli de Bianchi

Tra Pinto e Sassoli de Bianchi riprende una attiva solidale collaborazione con la realizzazione di importanti esposizioni, patrocinate dallo stesso Sassoli, dal 1983 al 1992.

Nel 1992 alla libreria Feltrinelli di Bologna viene presentato il libro "Per uscire dalla valle". Critica di me stesso, a cura di Omar Calabrese, con la partecipazione di Calabrese, Cacciari, Gualdoni e Mauro Mancia.

Il gallerista bolognese Tiziano Forni, intenzionato a proporsi ufficialmente come suo mercante, nel 1993 realizza una mostra personale di Pinto alla Galleria Forni Tendenze, ma alcuni eventi contingenti di natura politica ne impediscono il proseguimento.

Pinto, sostenuto da personalità del mondo politico - culturale, in conseguenza della messa in discussione della gestione della Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Bologna, propone a Sassoli di candidarsi a Presidente del primo Consiglio Amministrativo della GAM. Nel 1995 con la nomina a Presidente, Sassoli cessa drasticamente ogni rapporto con Pinto.
In conseguenza alla rottura del rapporto di Sassoli, Pinto interrompe nuovamente ogni relazione con il mondo ufficiale dell’arte per rimeditare tutta la sua vicenda artistica - esistenziale.

Educazione Estetica

Nel 1997 la Commissione Pari Opportunità Valsamoggia promuove all'interno del progetto Alla scoperta della differenza un dibattito in cui viene presentata anche l’esperienza di educazione estetica condotta negli anni Settanta da Bruno Pinto nelle scuole elementari di Monteveglio.
La presentazione si tiene presso l’Istituto Gramsci di Bologna, con la partecipazione di Giano Accame, Alberto Abruzzese, Vittorio Telmon, Giancarla Codrignani e Suor Marcella Farina.
Nasce così il proposito di fondare all’Abbazia di Monteveglio un’Associazione culturale, “Monteveglio Osservazioni”, con Pinto alla presidenza e Letizia Lambertini, Marina Massa e Don Gianni Cova come soci fondatori.

Nel frattempo l’Associazione Culturale “Monteveglio Osservazioni” propone laboratori sperimentali per adulti e bambini e, nello stesso anno, realizza presso lo studio dell’artista il laboratorio di formazione per adulti Arte - Fare - Vedere. In questa circostanza Pinto conosce l’insegnante della scuola dell’infanzia Gianna Poli, la quale interessata alle problematiche dell’Arte Moderna presentate nel laboratorio, decide di approfondirle sostenendo un percorso individuale durato tre anni nello studio del pittore; in seguito a questa esperienza nasce l'esigenza di comunicare nella pratica del lavoro quotidiano quanto da lei compreso e sperimentato: inizia una lunga e intensa collaborazione che vede il percorso artistico condotto dal maestro come strumento didattico all’interno dell’istituzione scolastica a partire dalla scuola dell’infanzia. 

Realizzano diversi Laboratori di Educazione Estetica e Pratica Artistica il cui lavoro viene presentato nel 2001 in un convegno con l’Università di Bologna, e nel 2005 durante la Giornata Internazionale dei diritti del bambino a Casalecchio di Reno (Bo) promossa dal Centro di Documentazione Pedagogico e dall’Assessore alle Politiche Educative.

Nel 2005 fondano  l'Associazione Culturale “L'Uovo d'Oro” e nel 2006 realizzano un Laboratorio presso la Scuola Italiana Maria Montessori di Barcellona in occasione della Celebrazione della Giornata Europea per la quale i bambini devono realizzare le opere di Artisti Contemporanei Europei.

Nel giugno del 1998 l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bologna, con Roberto Grandi, patrocina l’evento promosso da Antonio Loffreda "L’inizio come origine. Con e intorno a Bruno Pinto", negli spazi de “Le Stanze”, con l’intervento di Valerio Dehò, Giancarlo Gaeta, Roberto Grandi, Glauco Glesleri, Luciano Nanni e con l’istallazione dello scultore Flavio Favelli.

I collezionisti - mostre Antologiche

Nel 2002 la Banca di Bologna acquista due quadri e una scultura di Pinto. 

Nello stesso anno Giampiero Giacomini, amico e collezionista da oltre trentacinque anni, si propone pubblicamente come suo “mecenate e sostenitore” e promuove presso l’Union Camere di Bologna l’acquisto di numerose opere di Pinto.

Nel 2003 la Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna acquista un’opera di Pinto 

Nel settembre dello stesso anno si tiene alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna la personale di Pinto, curata da Peter Weiermaier, "Dopo il silenzio", nell’ambito della quale viene organizzato un ciclo di quattro incontri con l’intervento di critici d’arte, economisti, psicanalisti, psichiatri, teologi, filosofi e antropologi.

In questa circostanza, a Pinto appaiono con maggior chiarezza le difficoltà dell’amico mecenate, turbato da violente ambivalenze nei confronti dell’impegno preso. Giacomini non comprende la natura dell’estraneità del lavoro di Pinto dalle logiche di produzione e promozione commerciale dell’arte contemporanea, che lui stesso cerca di perseguire acriticamente.

Nel febbraio 2005 Pinto espone in Arte Fiera Bologna, con la galleria milanese di Bruno Grossetti.

È la Fondazione Mazzotta a presentare, tra giugno e settembre, la prima mostra di un artista vivente, esponendo il lavoro di Pinto: "Di fronte e attraverso". La mostra, curata da Pietro Bellasi e Bruno Corà, è avvalorata da autorevoli testimonianze di critici e storici dell’arte, del mondo della filosofia e della teologia, quali Remo Bodei, Piero Coda, Guido Magnaguagno, Giacomo Marramao, Marco Meneguzzo, Jean Soldini e dai direttori dei musei di Hannover, Bonn e Basilea. “La tentazione dell’abisso e la possibile ascesa. Bruno Pinto e la pittura infinita” è l’emblematico e paradossale titolo del saggio introduttivo di Pietro Bellasi: l’esposizione non ha, non può avere un carattere “antologico” poiché, come osserva Bellasi si ha “l’impressione che tutte le opere di Pinto, in particolare le ‘recenti’, costituiscano, più che in qualsiasi altro artista che io conosca, un insieme unico e organico, articolato e integrato dall’energia alla lettera sovrumana di un agire pittorico che è condizione essenziale a trasformare la pura e semplice ‘vita’ in ‘esistenza’, capace di conoscere e ingenerare Verità. […] una ricerca perseguita allo spasimo fino alla coincidenza esistenziale del dolore e della gioia; coincidenza paradossale che accompagna il disvelamento della verità nella pittura come presenza vitale di una dimensione totalmente altra da sé”.

 

 

Passaggi critici

Segue una vicenda dolorosa e la figlia Bianca Maria, interessata già da alcuni anni per motivi personali al lavoro del padre, inizia una collaborazione con lui impegnandosi a promuovere e ad esporre il suo lavoro.

Nell’estate del 2006, soggiorna, su invito del regista Mohamed Zineddaine, per 3 mesi a Casablanca, per partecipare come DIRETTORE ARTISTICO alla regia del suo primo film. Già nel 2003, Mohamed interessato alla storia artistica - esistenziale di Pinto, aveva realizzato un lungometraggio prodotto da Asa Audiovisivi di Luca Morelli e proposto al Festival del Cinema di Locarno.

Il 22 maggio 2008 il critico d’arte Umberto Zampini cura un evento espositivo, "Bruno Pinto. Cartografia del Desiderio", presso la Banca Sara Bologna.

Il 19 gennaio 2010 divorzia da Laura Lanza.

Nell’ottobre del 2010 si realizza la personale “Discorsi a Tavola”: Arte e vita in Bruno Pinto, curata da Emanuela Agnoli e Jean Soldini allo showroom Spazio Strato di Milano.

Nel gennaio 2011 espone presso "La Porta" a San Lazzero Studios di Bologna con la personale Bruno Pinto “resistenza e ospitalità”.In febbraio 2011 ha una personale alla Galleria d’Arte La Piccola Spazio a Bologna.

Il 3,4,5 giugno 2011 espone nelle cantine dell’Abbazia di Monteveglio “Il Re è nudo!- esperienza artistica e contemplazione religiosa come frammenti di autenticità conoscitiva della realtà”

Abbandona l'Abbazia di Monteveglio e il 14 giugno 2011 nel comune di Assisti sposa Gianna Poli. Subito dopo partono per un viaggio itinerante attraverso le capitali d’arte europee. Dopo gli ultimi cinque anni di quasi totale interruzione del lavoro, la visitazione e rivisitazione di luoghi e opere che sono all’origine della sua storia artistica ha permesso a Pinto di percepire con maggiore immediata evidenza il significato di alcuni avvenimenti cruciali, inaspettati, del suo percorso artistico - esistenziale che riconfermano il senso del proprio destino: il titolo della mostra alla Fondazione Mazzotta “di fronte e attraverso” era un presagio ?!

L'11 ottobre, dopo anni di corrispondenza, insieme alla figlia, Pinto incontra Eugenio Borgna a Novara, città nella quale da ragazzo aveva vissuto per un anno per frequentare il convitto Rinascita.

 Il 12 gennaio 2012 l'Alma Mater Studiorum di Bologna rende omaggio a Pinto: un incontro partecipato ed emozionante, scaturito dalla donazione all’Alma Mater Studiorum di Bologna del quadro di Pinto "La Cena in Emmaus – Discorsi a tavola"del 1987, che si è svolto alla presenza del rettore Ivano Dionigi, del teologo e Preside dell'Istituto Universitario "Sophia" Piero Coda e di Lorenzo Sassoli de’ Bianchi, presidente del MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna; evento che li vede di nuovo insieme dopo molti anni di distanza, un evento nell'evento. In occasione di tale celebrazione è stato anticipato il suo coinvolgimento nel progetto di film in 3D "Nei territori del diavolo e della grazia: viaggio nella creatività contemporanea ai confini del sacro" del regista Eugenio Melloni (già al fianco di Wim Wenders, il cui ultimo film, Settecento anni per vedere il mare, ha ricevuto il riconoscimento della Presidenza della Repubblica). I personaggi scelti sono Giuseppe Dossetti, Bruno Pinto, Flannery O'Connor.

Nel febbraio 2012 partecipa al dibattito in merito alla CASTA dell' ARTE e sceglie Affaritaliani.it per inviare una lettera a Sgarbi.

Nel 2012, sempre la figlia Bianca Maria, incontra il poeta, artista e regista Stefano Massari dando inizio  a una nuova collaborazione artistica e intellettuale che porta alla realizzazione di una mostra nello SPAZIOARTE CARTA|BIANCA a Bazzano (BO), e di un video intervista "Bruno Pinto, Conoscenza e Destino" realizzata dallo scrittore e critico d'arte Pier Damiano Ori. Collaborazione che inaugura una serie di progetti culturali ed espositivi intorno all'opera di Bruno Pinto:

Il primo luglio si inaugura alla Galleria D’Arte Contemporanea di Palazzo Ducale a Pavullo nel Frignano BRUNO PINTO | CARTE, a cura di Paolo Donini e Stefano Massari presenti anche nel comitato scientifico insieme con Pier Damiano Ori e Maura Pozzati.

Segue nel dicembre 2012 – gennaio 2013 una mostra di dipinti inediti su carta di Bruno Pinto CORPI E ORIGINE – nudi su carta- Centro Culturale IL GRANAIO Piazza Corelli,16 - Fusignano (RA) esposizione riprodotta in occasione di ARTEFIERA 2013 a Bologna.

Nel novembre 2012 l'opera di Pinto è in copertina nel nuovo libro del filosofo Jean Sodini a Testa in giù. Per un'ontologia della vita in comune, uscito a Milano nelle Edizioni Mimesis; tre pagine sono dedicate completamente al lavoro all'artista.

 

Nessun inizio. Nessuna fine. Un viaggio infinito.

Nel 2015 diventa  presidente dell'Associazione Culturale 'A Regola d'Arte''. L'Associazione promuove e diffonde in particolar modo la storia, il pensiero e il lavoro del Maestro Bruno Pinto in relazione al mondo dell'arte nella sua globalità.  www.facebook.com/aregoladarteassociazioneculturalebrunopinto 

Nell' aprile 2015  Bruno Pinto espone al MAMbo. Il Museo d'Arte Moderna di Bologna, gli dedica un focus all'interno della Collezione Permanente. In occasione di questo speciale evento espositivo, Lorenzo Sassoli de Bianchi dona al MAMbo il dipinto "Il Ceppo", un olio su tela del 1966, particolarmente significativo nell'evoluzione della ricerca di Pinto. http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-174/

Nell'ottobre del 2016 Bruno Pinto ritorna, dopo anni, a 'La Valle' luogo in cui decise che la sua vita sarebbe stata dedicata alla pittura e realizzando successivamente "Il Ceppo". E' in questa occassione che Roberto Cerè gira il docufilm Ascoltare il silenzio, tracce di Bruno Pinto, prodotto da Mille Colline, nel quale Bruno ricorda le scelte di vita fatte allora e ripercorre il suo rapporto con la pittura. https://youtu.be/4cuXRFZjZsM 

Altro incontro significativo avviene a Firenze nel marzo 2018 con Giacomo Ragghianti, figlio del critico e storico dell'arte Carlo Ludovico Ragghianti che gli curò negli anni '70 le prime mostre personali di rilievo.

In questi anni Pinto lavora e parallelamente l'Associazione 'A Regola d'Arte' si impegna nel promuovere, fotografare, catalogare e archiviare le sue opere e tutto il suo lavoro artistico.

Nel luglio 2018 viene costituita una nuova associazione,  l'Associazione 'BRUNO PINTO' con sede nel suo nuovo studio a Sasso Marconi (Bologna).

Nel pomeriggio del 24 novembre, muore improvvisamente a Sasso Marconi durante una delle sue amate passeggiata in compagnia della moglie Gianna. La messa viene celebrata il 29 novembre a Chiesanuova a Bologna, dal suo caro amico e prete Giandomenico Cova, il quale grazie all'autentica conoscenza di Bruno, data dalle lunghe, frequenti e profonde conversazioni lo saluta dedicandogli le letture del profeta Geremia 17, 7-10 e il vangelo di Giovanni 12,20-28.

"Auguriamoci ogni mattino che lo spirito amoroso governi la nostra giornata. Preghiamo: che il lavoro sia una preghiera." Bruno Pinto