Vera Slepoj, 2003

"Lei dice che dipingere un quadro è una pulsione erotica: può essere
simile ad un rapporto sessuale?

Le procedure che si attuano per realizzare una opera pittorica autenticamente moderna sono molto, molto complesse e in ogni caso mai traducibili in un progetto; all’inizio impegnano tutte le potenze dell’esistenza in modo confuso: ma ogni atto umano è per natura, sempre, un atto che evoca Eros ed è, sempre, totalizzante ma la coscienza abituale non ne ha alcuna consapevolezza, ne è stordita, ipnotizzata. 
Nel rapporto propriamente genitale la sessualità corporea è coinvolta all’estremo limite delle sue forze in un spasimo teso al superamento della eccitazione fisica per raggiungere il fulcro in un amplesso nel quale entrambi i soggetti si esperimentano simultaneamente interamente uniti quanto distinti. Tutta la vita di una esistenza nell’amplesso è destinata (consapevolmente o no) ad esperimentare un evento estatico, ovvero ad assumere una simultaneità di realtà che alla coscienza abituale appaiono conflittuali, straniere, differenti, altre dal proprio sé e che patisce confusamente.
Eros è il gran mistero del Mondo, nascita e morte sono sempre presenti in Eros. Sempre da Eros evocate per essere trascese: in ogni fare autenticamente pittorico si cerca, nel buio, la via per il compimento di un amplesso di tutta la propria esistenza - pensieri intuizioni, sentimenti, realtà corporea, psichica, intelletto… - che desidera violentemente assumere in sé la vita dell’Atro: sessualità chiama Eros ad esprimersi con tutta la forza del suo pathos. La pulsione sessuale è sempre l’espressione nella nostra vita individuale di quell’evento inimmaginabile che chiamiamo innamoramento; in questo si manifesta nella nostra esistenza la presenza di un’altra vita che suscita, ed è suscitata, dal desiderio di assunzione dell’altro, questa oscura percezione dell’altro da sé fa paura e per questo attrae. Il nostro Io desidera ossessivamente esperimentare l’onnipotenza.

Cosa intende per sessualità?

La pulsione sessuale è, come dire, il segnale che ci avverte violentemente della presenza dell‘altro.
Occorre distinguere il richiamo o pulsione sessuale fisiologica - naturalistica dalle violente e conflittuali forze dell’Eros che comunque e sempre cerco di far convivere, di contenere e coniugare nei miei lavori.
Le immagini del mondo che lei definisce metropolitano, non comunicano niente della potenza di Eros, sono una arte-fatta, astratta, degradata e degradante espressione delle enigmatiche forze e valori presenti alla vita nella sessualità corporea naturale:
le immagini metropolitane mirano a suscitare artificiosi, ammicanti richiami sessuali, non esprimono mai niente, proprio niente delle incommensurabili drammatiche forze presenti nella potenza erotica.
Le immagini metropolitane sono l’espressione di una sessualità genitale già castrata, avvilita, mortificata: non c’è niente di Eros: lo stimolo che suscitano è il prodotto di protesi psichiche incorporee, spettrali, che non possono realmente mediare nessun autentico accadimento sessuale-erotico: provocano onirici pruriti che ripropongono indefinitamente una paralisi della sessualità genitale, la anestetizzano fino alla impotenza fisiologica.
Non producono una reale forte e consapevole immaginazione erotica; sono vuote, solitarie, letali fantasticherie che tradiscono la naturale elementare vitalità delle istintuali pulsioni della sessualità - genitale.
È proprio il comune uso di una straniata e straniante fantasticheria sessuale che impedisce l’ autentica, originaria esperienza della potenza intrinseca alla sessualità naturale. In questa è potenzialmente presente la misteriosa e violenta potenza dell’Eros, l’immediata esperienza della quale è possibile solo se si è capaci di realizzare una immaginazione realmente creativa, ovvero che abbia la virtù di evocare il mistero di Eros e di condurci ad un vero amplesso con l’Altro.

Le stereotipate immagini della sessualità proposte dall’universo metropolitano, della moda, della pornografia,… impediscono al desiderio di avere un rapporto autentico con la natura della vita di un esistenza altra, differente, con la differente, irraggiungibile realtà dell’altro; precludono la possibilità di realizzare un rapporto di coniugazione in cui si fa la paradossale, ineffabile esperienza della propria identità che pur rimanendo tale assume l’altro senza confondersi né separarsi.
Nel fare pittorico, nella sua fisica sensorialità ricerco lo stretto sentiero attraverso cui fare esperienza di un reale compimento erotico."

 

Da un colloquio conV. Slepoj, Arte & Eros, Playboy, dicembre 2003 cit., p. 56




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