Vittorio Sgarbi, 2003

"[…] Un autore amato dalla critica e ignorato dal mercato, ma non perché il mercato non fosse pronto a digerire queste opere, ma perché non ha accettato quel compromesso faustiano che gli faceva vendere l’anima in cambio di qualche cosa che sarebbe stata la notorietà, la popolarità, la moltiplicazione, […]. Pinto non voleva essere né ricco, né famoso, né potente.
La sua opera dà la sensazione di un impegno morale essenziale, l’opera d’arte non può nascere senza una profondissima ragione, senza che l’espressione derivi dall’essere in-pressione, dall’essere in questa tensione espressiva, dall’essere una necessità, necessità che è la ragione dell’artista.
Una volta fatto l’opera è stato così intelligente d’aver trovato quello che poi le sue espressioni mettono al mondo, il suo compito l’ha fatto.
La parte che Pinto ha rinunciato a fare è quella che non riguarda lui.
Ha dovuto esprimere in-pressione; il resto (che sia un qualsiasi grande gallerista...) è questione che non lo riguarda, non vuole perdere tempo a occuparsene, non è cosa sua, è già postumo a se stesso."

 

Vittorio Sgarbi, intervento alla mostra Bruno Pinto. Dopo il Silenzio, a cura di Peter Weiermaier, con contributi di, Massimo Cacciari, Valerio Dehò, Galleria d'Arte Moderna, Bologna 2003.




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